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venerdì 16 marzo 2018

OBESITA' ED ANORESSIA

Segnalo una pubblicazione dell'Ospedale Bambino Gesù , su questo importante problema.

                                           

                                                  Click su immagine per scaricare il PDF :


martedì 24 giugno 2014

Svezzamento e allergia

Introdurre precocemente cibi diversi nella dieta aiuta a controllare le allergie 

Le linee guida classiche sulla prevenzione delle malattie allergiche hanno sempre raccomandato un allattamento al seno esclusivo e prolungato con tardiva e lenta introduzione dei cibi solidi.

Nel 2013 un importante studio prospettico finlandese, pubblicato su una prestigiosa rivista di allergologia pediatrica  (Allergy Clin Immunol ), ha praticamente capovolto questa raccomandazioni storiche



E’ stato dimostrato infatti che, la precoce introduzione di cibi solidi (precoce vuol dire dai 4-5 mesi di vita) anche fortemente allergenici come i cereali, uova e pesce, riduce significativamente il rischio di sviluppare malattie allergiche (come asma, eczema e rinite) a cinque anni di età.

L ’allattamento materno per tutto il primo anno di vita difende dalle allergie e debba essere sempre fortemente promosso, ma sembra sia meglio non sia necessariamente esclusivo per i primi 6 mesi di vita

 Quanto più è variata la dieta tanto meno il bambino diventa allergico, sia ad antigeni alimentari sia a allergeni respiratori.


Uno studio multicentrico effettuato da un team di ricercatori svizzeri, francesi, finlandesi, austriaci e tedeschi, pubblicato sul numero di aprile 2014 del JACI,


ha potuto dimostrare che allergie alimentari, eczema, dermatite atopica, rinite e asma si presentano con maggiore frequenza nei bambini che hanno "assaggiato", tra i 6 e i 12 mesi di età, meno alimenti rispetto ai bambini che invece hanno mangiato più cibi, dando quindi un forte valore preventivo alla pluralità e alla diversità dell'incontro con gli antigeni ambientali.

Quali alimenti

Lo studio di Roduit ha considerato, dopo i primi 6 mesi, l'inserimento di frutta e verdura, cereali, carne, pane, torte e yogurt, oppure l'utilizzazione più ampia degli stessi cibi appena elencati oltre a latte vaccino, altri latticini, uova, noci e semi oleosi, pesce, soia, margarine, burro e cioccolato.



Nello studio effettuato i bambini sono stati studiati fino ai 6 anni di età e il miglioramento delle condizioni allergiche è stato visto a partire fin dal primo anno di vita fino ai 6 anni, in modo altamente significativo.


Sullo stesso numero di JACI, un lavoro finlandese ha potuto invece evidenziare che la minore comparsa di eczema e allergie respiratorie (asma compresa) comincia già dal 9° mese di vita nei bambini che hanno incontrato più alimenti e messo in moto quindi una azione più incisiva di conquista della tolleranza.



Sembra quindi che proprio lo sviluppo della tolleranza alimentare sia poi in grado di portare l'organismo a sviluppare tolleranza sia verso gli alimenti sia verso gli antigeni respiratori nello stesso momento.
Come se la tolleranza alimentare (di primaria importanza nella attivazione della immunità innata) fosse in grado di regolare poi anche quella che porta all'eczema e all'asma.
Quindi ;

 NESSUNA PAURA AD INTRODURRE "PRECOCEMENTE" NELLA DIETA DEL BAMBINO CIBI "SANI"






lunedì 5 maggio 2014

....non sarà allergia ?


Non passa giorno che una mamma non suggerisca che quella fugace macchiolina, quel fastidioso catarrino, quel pianto notturno possano essere dovuti a qualche "allergia alimentare".

Il vero problema è che tutte vorrebbero sottoporre il bimbo a "tutte le analisi" e avverto delusione e spesso insofferenza quando tento di spiegare, ahimè spesso invano, che non è questo il giusto modo di procedere e che la clinica è più importante del laboratorio.

La malriposta fiducia nell' esame di laboratorio è ormai molto superiore a quella che molte mamme ripongono nel medico, che a loro avviso è lì per prescrivere gli esami, senza i quali, a torto, ritengono non possa essere fatta una diagnosi.

Esasperando il proprio medico o coinvolgendo qualche costoso specialista, non è difficile ottenere l'agognato esame dal quale emerge che il bimbo "è allergico" o se proprio si è sfortunati e non emergono alterazioni di laboratorio e si hanno dei soldi da spendere ( a volte anche tanti) in esami ed accertamenti a volte piuttosto fantasiosi almeno "è intollerante" .....

Il vero problema è che poi molti bimbi che non ne avrebbero bisogno, sono sottoposti a provvedimenti dietetici e terapeutici inutili ed a volte francamente dannosi.



Anche nei casi in cui una sintomatologia clinica dipenda da una "infiammazione da cibo", e questo è fortunatamente meno comune di quanto si creda, non ha senso cercare di testare una infinità di alimenti.

Molte persone credono erroneamente di dover testare centinaia di sostanze diverse, per capire da dove nasce una reazione alimentare. Questa scelta, pur con alcuni limiti, può essere utile nel caso delle allergie specifiche, ma di fronte ad una reazione non dovuta alle Immunoglobuline E (intolleranza), in cui la reazione infiammatoria deriva in realtà dalla somma della infiammazione prodotta dalle diverse citochine, è necessario soprattutto conoscere quali siano i Grandi Gruppi Alimentari coinvolti.

In una alimentazione classica di tipo europeo, avrà molto più valore l'intolleranza al frumento o al glutine di quella al peperone, perché (fatta qualche debita eccezione sempre possibile) la maggior parte delle persone europee alla fine di una giornata tipica ha sicuramente introdotto più farina (o latte, o pane) nel suo intestino che non peperoni o noci di Cola.

Il "peso specifico" di un qualsiasi cibo nella alimentazione media dipende in grande misura dalle abitudini della popolazione di riferimento. Infatti le reazioni alimentari sono spesso provocate dalla ripetizione dello stimolo e siamo certi, per fare un esempio, che nella popolazione europea media abbia sicuramente più rilievo l'utilizzazione del frumento e dei cereali con questo correlati rispetto all'uso della "Noce moscata" o del "Mandarino".

Ggli Europei hanno reazioni alimentari soprattutto a Latte, Frumento e Lievito, i Giapponesi reagiscono spesso a Riso e Soia. L'infiammazione da cibo è quindi spesso riferita ai cibi maggiormente utilizzati nella propria alimentazione.

Con significatività sul piano statistico sono stati evidenziati  5 grandi gruppi alimentari appartenenti a latte, lieviti, nichel e frumento/glutine. La reattività al gruppo dei salicilati naturali è pure stata evidenziata anche se in modo più sfumato dei 4 gruppi fondamentali.

Le diete di eliminazione sono rischiose

e possono far perdere completamente la tolleranza nei confronti dell'alimento eliminato, con il rischio di gravi reazioni anafilattiche , anche mortali, nel caso di un successivo contatto

INVECE GLI OBIETTIVI DI UNA CORRETTA TERAPIA DIETETICA SONO:


  • favorire il recupero della tolleranza nei confronti dei cibi non tollerati;
  • evitare pericolose diete di eliminazione, utili solo in caso di allergia classica, quella cioè mediata da IgE ad alto titolo;
  • consentire il rispetto della socialità e del piacere legati all’alimentazione mediante l’attuazione di una dieta di rotazione che preveda alcune giornate di alimentazione libera.

Nella situazione sociale e ambientale attuale appare indispensabile favorire la varietà dell’alimentazione, anche perché la ripetizione sistematica dell’assunzione di alcuni alimenti (anche nel caso che vadano a sostituire quelli non tollerati) dà facilmente luogo all’insorgere di nuove ipersensibilità.





giovedì 28 novembre 2013

Prevenzione della Carie

La carie è una patologia multifattoriale a carattere infettivo

Un disequilibrio dell’ecosistema orale si determina quando le specie batteriche cariogene,
in particolare streptococchi del gruppo mutans  e Lactobacilli, aumentano
numericamente a discapito delle specie saprofite.

 Un fattore di fondamentale importanza è rappresentato dalle abitudini alimentari .
Il saccarosio, comune zucchero da cucina, è il carboidrato semplice più efficacemente metabolizzato dai batteri cariogeni.
L'assunzione di zuccheri quindi ne facilita la crescita e il metabolismo locale di tali sostanze produce acidi deboli che provocano la demineralizzazione dei tessuti duri dentali, causa dei segni clinici della malattia.

L’assunzione di bevande e cibi contenenti carboidrati semplici è sconsigliata fuori dai pasti principali; in particolare, l’uso del succhiotto edulcorato e l’uso non nutrizionale del biberon contenente bevande zuccherine devono essere fortemente sconsigliati. 




L’ indicazione all’uso sistemico del fluoro (gocce o compresse), è stato molto ridimensionato.

UTILI INVECE:

1) corretta e costante igiene orale
2) la somministrazione locale di fluoro a contatto diretto delle superfici dentali attraverso l’uso di dentifrici fluorati o di gel ad alta concentrazione di fluoro, applicato con apposite mascherine dal dentista.




E' possibile scaricare le linee guida ministeriali facendo click sull'immagine sottostante :





giovedì 17 ottobre 2013

Alimentazione e salute

Si sente molto oggi parlare di prevenzione.


“La prevenzione è l'insieme di azioni finalizzate ad impedire o ridurre il rischio, ossia la probabilità che si verifichino eventi non desiderati. Gli interventi di prevenzione sono in genere rivolti all'eliminazione o alla riduzione dei rischi che possono generare dei danni.”

Esistono tre livelli di prevenzione, che si riferiscono ad atti e fasi diverse:Prevenzione-primaria-secondaria-terziaria
  1. Prevenzione Primaria: è la forma classica e principale di prevenzione, focalizzata sull'adozione di interventi e comportamenti in grado di evitare o ridurre l'insorgenza e lo sviluppo di una malattia o di un evento sfavorevole. La maggior parte delle attività di promozione della salute verso la popolazione sono, ad esempio, misure di prevenzione primaria, in quanto mirano a ridurre i fattori di rischio da cui potrebbe derivare un aumento dell'incidenza di quella patologia. Frequentemente la prevenzione primaria si basa su azioni a livello comportamentale o psicosociale (educazione sanitaria, interventi psicologici e psicoeducativi di modifica dei comportamenti, degli atteggiamenti o delle rappresentazioni). Un esempio di prevenzione primaria è rappresentato dalle campagne antifumo promosse dai governi.
  2. Prevenzione Secondaria: si tratta di una definizione tecnica che si riferisce alla diagnosi precoce di una patologia, permettendo così di intervenire precocemente sulla stessa, ma non evitando o riducendone la comparsa. La precocità di intervento aumenta le opportunità terapeutiche, migliorandone la progressione e riducendo gli effetti negativi. Un esempio di prevenzione secondaria è lo svolgimento del Pap test nella popolazione femminile sana.
  3. Prevenzione Terziaria: è un termine tecnico relativo non tanto alla prevenzione della malattia in sè, quanto dei suoi esiti più complessi. La prevenzione in questo caso è quella delle complicanze, delle probabilità di recidive e della morte (anche se, in tale caso, tutti i trattamenti terapeutici sarebbero in un certo senso, paradossalmente, "prevenzione"). Con prevenzione terziaria si intende anche la gestione dei deficit e delle disabilità funzionali consequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale.


La vera reale prevenzione è quella "primaria", che cerca di far evitare abitudini e comportamenti che possono essere nocivi alla salute ed incoraggia quelli che possano ridurre l’insorgenza di patologie.


E' indubbio che la salute dipenda in gran parte dall'alimentazione, che contribuisce a costruire, rigenerare, mantenere il corpo e a fornire l’energia indispensabile al buon funzionamento dell’organismo.

Mangiare in maniera non corretta può non solo causare un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, ma anche , e ci si pensa di meno, interferire in maniera più o meno pesante sulla efficienza del sistema immunitario, innescando quindi problematiche di ogni tipo, non necessariamente limitate al sistema gastrointestinale.

Ecco quindi che un "bambino che tossisce sempre" o "con il naso sempre che cola", può star meglio, per esempio riducendo o evitando l'assunzione di latte e latticini.

Mangiare lentamente aiuta a mantenersi in forma e riduce il rischio di sovrappeso e obesità: assaporare i cibi e masticare a lungo permette ai recettori del gusto di inviare al cervello il "messaggio di sazietà".


da Epicentro
Uno dei nemici più pericolosi per la salute dei bambini, è l'uso ed abuso del "CIBO SPAZZATURA" o JUNK FOOD

ECCO LA CLASSIFICA DEI 10 PIU' NOCIVI :



10) gelato confezionato
9)pop corn: 
8)pizza surgelata
7)patatine fritte 
6)patatine in busta
5)salumi e insaccati
4) wurstel
3) cornetti e dolci al forno e fritti :
2)bibite analcoliche gassate
1) bibite senza zuccheri o a basso contenuto zucchero

cliccando l'immagine qui sotto scoprirete il perché !


e , per chi "non è ancora sazio" ecco altre poco tranquillizzanti informazioni :




venerdì 31 maggio 2013

I legumi una ottima fonte proteica a basso costo






Freschi o secchi, i legumi sono fondamentali per la corretta alimentazione del bambino. Sono, infatti, un’importante fonte di energia e di proteine: i legumi secchi ne contengono una quantità pari o superiore a quella contenuta nella carne.


Le proteine presenti nei legumi apportano aminoacidi essenziali (come lisina, treonina, valina e triptofano), indispensabili per lo sviluppo del bambino. I legumi, inoltre, sono poveri di grassi e ricchi di fibre, potassio, fosforo, calcio, ferro e vitamine del gruppo B (B1, B2 e niacina). Grazie a queste importanti sostanze nutritive in essi contenuti, i legumi assumono un ruolo importante nel processo di svezzamento del bambino.


Per i legumi, come per gli altri alimenti, sarà il pediatra ad indicare il momento giusto per inserirli nella dieta del bambino.

In linea di massima, però, si possono introdurre i legumi a partire, all’incirca, verso i 7 mesi di età con i fagiolini. A 9-10 mesi si può procedere con le lenticchie, i piselli e i ceci mentre intorno ad un anno si può provare con i fagioli. I legumi, cotti, privati della buccia e passati, possono essere aggiunti, nella dose di circa due cucchiai, alla pastina, al riso o al semolino mentre è preferibile non associarli, al formaggio o alla carne. E’ possibile aggiungere alla minestrina un filo d’olio d’oliva.

I legumi, se piacciono, possono essere dati al bambino più volte alla settimana stando attenti a non esagerare con le quantità. E’ noto, infatti, che consumare elevate quantità di legumi possa provocare fastidi come flatulenza e disturbi digestivi. Questo è causato dalla presenza nei legumi stessi di alcuni carboidrati (raffinosio, stachiosio e verbascosio) che non vengono eliminati con la cottura e che non sono digeribili, in quanto nel nostro intestino mancano gli appositi enzimi. Nei bambini piccoli la cellulosa presente nella buccia esterna dei legumi può provocare, durante il periodo dello svezzamento,meteorismo e diarrea. Per questo e per favorire una migliore digeribilità, si consiglia di somministrare ai bambini i legumi privi di buccia (passarli nel passaverdure).

I legumi, quindi, sono dei validi alleati per la crescita e il corretto sviluppo dei bambini ed è importante non farli mai mancare nella loro dieta.

I Legumi

I legumi sono i semi di piante appartenenti alla specie botanica delle Leguminose. Alimenti molto calorici, sono ricchi di amido (ad eccezione della soia che ne contiene una modesta quantità), proteine di buon valore biologico, sali minerali (potassio, zolfo, fosforo, magnesio, calcio, ferro), una quantità discreta di vitamina Bi e C.

La quota di sostanze grasse non è elevata, fatta eccezione per la soia che contiene circa il 15-20% di lipidi (acidi grassi o insaturi) e circa il 2,5% di lecitina.
Le proteine dei legumi sono carenti di aminoacidi solforati (metionina e cistina, a volte triptofano), mentre abbondano in lisina, aminoacido carente nei cereali.

I legumi combinati con i cereali (1:3) danno una resa proteica di buona qualità biologica che può rappresen­tare un'alternativa molto economica e salutare al consumo di proteine animali.

In Italia il consumo di legumi secchi è andato negli ultimi 100 anni progressivamente diminuendo a favore di altri alimenti il cui consumo è invece fortemente aumentato (formaggio, carne, salumi, burro, zuccheri ecc.), si è infatti passati da 13,5 kg pro-capite annui del 1870 ai 4 kg pro-capite annui del 1975.

Cottura
I legumi contengono sostanze non digeribili che vengono elimi­nate parzialmente con l'acqua dell'ammollo e si neutralizzano con la cottura (saponine, glicosidi, alcaloidi, sostanze antitripsiche ecc.). Il contenuto di alcune sostanze (vitamina C, ferro ecc.) aumenta durante l 'ammollo che deve durare almeno 8 ore.

Dopo l'ammollo i legumi vanno scolati e sciacquati. La cottura di questi alimenti deve essere fatta in acqua non dure o calcaree per evitare la formazione di composti insolubili tra proteine e sali di calcio che resterebbero nell'acqua. Si sconsiglia l'uso di bicarbonato di sodio che, se da una parte neutralizza i sali e facilita la cottura, dall'altra danneggia il contenuto vitaminico. 


La cottura dei legumi è migliorata dall'uso di erbe aromatiche (salvia, santoreggia, alloro, rosmarino, timo ecc.) e di alghe.

Trasformazioni dei legumi in cottura
In fase di cottura si ha l'intenerimento della cellulosa, la trasfor­mazione degli amidi in destrine, la gelatinizzazione delle pro­teine, la solubilizzazione dei sali minerali e di alcune vitamine.

I legumi nell'alimentazione del bambino


Lenticchie
Sono molto nutrienti, ricche di proteine, amido, ferro (la quan­tità maggiore insieme ai fagioli), calcio, potassio, fosforo, ma­gnesio, scarso il contenuto di iodio. Tra gli oligoelementi sono presenti zinco, manganese, rame e altri a seconda della compo­sizione del terreno in cui vengono coltivate. Contengono eleva­te quantità di acidi grassi poiinsaturi e una buona percentuale di vitamine A, Bi, C, fibra alimentare. Le lenticchie sono i legumi più digeribili, ben tollerati dai lattanti in fase di svezzamento, si inseriscono nella dieta a partire dal 5°  mese, prima nel solo brodo vegetale, poi passate nella crema di cereale e infine intere verso il secondo anno di età. Hanno proprietà antianemiche, anticolesterolemiche e mineralizzanti.



Fagioli
Le proprietà nutritive dei fagioli sono simili a quelle delle lenticchie.
Le varietà di fagioli che possono entrare nell'alimentazione del bambino sono le seguenti:
- borlotti, dell'occhio, cannellini, neri, gialli di Chioggia, bruni, di Spagna ecc.
Fino al 2 ° anno di età si consiglia di passarli al setaccio. Hanno proprietà antianemiche e ipoglicemizzanti.


Ceci
Legume molto nutriente ed energetico, ha proprietà diuretiche, vermifughe, ricostituenti e antianemiche.


Piselli
Molto energetici e ricchi di fibra e sali minerali, i piselli sono antiastenici, antianemici, stimolanti intestinali, mineralizzanti.
Come la maggior parte dei legumi svolgono un'azione preven­tiva nei confronti delle malattie cardiocircolatorie, dell'arterio­sclerosi, del diabete, riducono il tasso di trigliceridi nel sangue.


Soia
È il legume che contiene la maggior percentuale di sostanze proteiche (35-40, circa il doppio della carne) e di sostanze lipi­diche di notevole valore nutrizionale (circa il 18%, prevalente­mente acidi grassi insaturi e poiinsaturi a spiccata azione anti­colesterolo e protettiva delle membrane cellulari). Il contenuto in glicidi (amido e altri carboidrati) è scarso (la soia è un ottimo alimento per diabetici). La fibra alimentare della soia svolge un benefico effetto sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri.




Alghe
Sono considerati come "legumi di mare", milioni di persone le consumano per completare la loro dieta (giapponesi, cinesi, hawaiani, islandesi ecc.). Contengono iodio, ferro, calcio, fosfo­ro, magnesio, potassio, cobalto, zinco, oro, rame, silicio e nume­rose altre sostanze minerali, vitamina A, complesso B, C, D, E, F, K, PP, clorofilla, aminoacidi essenziali e non in buona quan­tità. Ricche di fibra vegetale hanno proprietà emollienti e toni­che. Sono rimineralizzanti, antianemiche, antistaminiche, pre­vengono i disturbi circolatori, la cellulite, l'arteriosclerosi e l'ipertensione, favoriscono il ricambio e l'attività ghiandolare.
Per le loro proprietà chelanti (alginati) sono utilissime per favo­rire l'eliminazione dei metalli pesanti e delle scorie radioattive dall'organismo.



Si possono aggiungere come verdure alle minestre, zuppe, minestroni (alga wakamè, kombu).



Le alghe del tipo hiziki e aramè si prestano per preparazioni diverse come salse per condire la pasta e il riso, per le insalate; 



le alghe nori si possono sbriciolare sulle pietanze o usare per fare involtini di cereali.


Queste informazioni sono state tratte da alcuni siti web e dal libro
"SVEZZAMENTO NATURALE" di Giulia Fulghesu edizioni CLESAV Città Studi

sabato 25 maggio 2013

Perchè è necessario ripensare il modo di trattare l'allergia


L' allergia è una reazione anomala nei confronti di sostanze presenti  nell'ambiente che, mentre risultano innocue per la  maggior parte delle persone, in soggetti predisposti  generano una risposta immunitaria che causa una varietà di sintomi.



Qualsiasi sostanza che causi una attivazione anomala del  sistema immunitario dell’organismo viene  definita allergene.

Un'allergia sviluppa quando il sistema immunitario del corpo reagisce a un allergene come se fosse una minaccia.

Le volte successive che una persona entra in contatto con l'allergene, il corpo "ricorda" la precedente esposizione e produce una risposta maggiore con il rilascio di sostanze chimiche nel corpo che portano a sintomi  di gravità variabile ed in sedi diverse.

La natura dei sintomi dipende anche da come avviene il contatto con l'allergene. Ad esempio, è possibile che si verifichino problemi con le vie respiratorie se si respira nel polline.

Le  principali fonti di allergeni sono:
• acari della polvere domestica
• pollini
• animali domestici
• spore di funghi o muffe
• alimenti (in particolare latte, uova, frumento, soia,  frutti di mare, frutta e noci)
• punture di vespe e api
• alcuni medicinali
• lattice
• sostanze chimiche di uso domestico o industriale

Tipi di allergie e sintomi
I sintomi sono molto vari per sede ed  intensità , dal pericoloso shock anafilattico , alle più lievi forme di dermatite:

Allergie respiratorie: rinocongiuntivite allergica e asma allergica, che causano affanno, tosse, respiro corto, starnuti, naso che cola e sinusite, oltre ad arrossamento, lacrimazione e prurito degli occhi.
Allergie cutanee (dermatiti): dermatite atopica (eczema) e dermatite da contatto che generalmente
provocano eruzioni cutanee.
• Altre allergie: allergie alimentari e al veleno di insetti che causano vari tipi di reazioni che, in alcuni casi possono mettere a repentaglio la vita (anafilassi).


Sono soprattutto le allergie respiratorie  in aumento in tutto il mondo. Circa il 20% delle persone in Europa soffre di rinite allergica (il 15% -20% dei quali è affetto da una forma grave della malattia ), mentre si stima che l’asma colpisca  il 5% - 12% delle persone in Europa.

La  reazione “abnorme”  del  Sistema  immunitario si estrinseca nella iperproduzione di anticorpi (IgE) e/o di cellule contro organismi vegetali e/o altri di origine naturale  (allergeni/antigeni) normalmente presenti nel medio ambiente,  che  vengono  riconosciuti  come
estranei e dannosi  ("Patogeni") .



Sebbene chiunque nel corso della vita possa manifestare reazioni allergiche attraverso  il processo di “sensibilizzazione”, alcuni individui ("atopici") presentano costituzionalmente un rischio maggiore.

–  In  tale  predisposizione  allergica svolgono un ruolo determinante due fattori:

a) ereditari
– Sono a maggior rischio di allergia i fratelli ed i figli di allergici; la probabilità di sviluppare allergia per questi ultimi è del 70%, quando entrambi i genitori siano allergici, e dell’80% qualora essi soffrano della medesima forma allergica. Il rischio decresce progressivamente nel caso in cui uno solo dei genitori, un fratello o altro parente stretto sia allergico.

b) fattori ambientali
– L’insorgenza della patologia allergica può essere favorita da:
− esposizione ripetuta e prolungata a fumo di sigaretta, pelo di animali, polvere di casa, inquinanti aerodispersi, “particolato”, etc.;
− assunzione troppo precoce o troppo tardiva di  alcuni  alimenti (latte vaccino, uova, pesce).


LA MARCIA ALLERGICA

I quadri clinici dell’allergia tendono spesso a presentarsi con una progressione cronologica caratteristica.
 I primi sintomi di allergia sono rappresentati di solito da lesioni cutanee a carattere eritematoso (la classica dermatite atopica), che compaiono nei bambini molto piccoli, spesso sin dai primi mesi di vita.
Oltre a queste forme, altre manifestazioni precoci di allergia possono essere alcuni sintomi gastroenterici, come diarrea, vomito e dolori addominali; i sintomi respiratori sono invece solitamente a comparsa più tardiva, anche se la rinite e il “respiro sibilante”, prime evidenze del coinvolgimento della mucosa respiratoria, possono comparire anche nei bambini molto piccoli.

Queste ed altre evidenze cliniche portano a ritenere che è come se l’allergia si “muovesse” all’interno dell’organismo, spostando la reattività verso tessuti più profondi, come in una sorta di marcia...


È dimostrato che esistono allergeni comuni a pollini e ad alcuni tipi di frutta e di verdura.
Questa “sindrome” si osserva in più del 10% dei pollinosici.




È infine da ricordare che in una discreta percentuale di pollinosici si possono rilevare immunoglobuline E specifiche verso  alimenti  vegetali  senza  alcuna manifestazione  clinica successiva  all'ingestione di tali alimenti.

 Possibili cross-reazioni tra pollini ed alimenti:

Betulaceae  -  Corylaceae (betulla, ontano,  nocciolo,  carpino): mela, pera, pesca, albicocca, prugna, ciliegia,  nocciola,  noce,  mandorla, nespola, arachide, lampone, fragola, kiwi; sedano, finocchio, carota, prezzemolo.

Graminaceae (frumento): melone,anguria, arachide, pesca, ciliegia, albicocca,  prugna, mandorla,  kiwi, agrumi; pomodoro.

Compositae (artemisia, ambrosia): banana, castagna; lattuga, cicoria, tarassaco, camomilla, olio di girasole, margarina, sedano, finocchio, carota,  prezzemolo,  pepe  verde, miele.

Parietaria: melone, ciliegia, more di gelso; pisello, basilico, ortica.

ESISTONO ANCHE :

Possibili reazioni crociate tra alimenti

  • Finocchio: Sedano, carota, prezzemolo
  • Cacao: Leguminose
  • Mela: Albicocca, ciliegia, pesca, prugna, patata, carota
  • Miele: Pollini vari, soprattutto di graminacee per il mille fiori.
  • Carota: Sedano, mela, patata, segale, frumento, ananas, anice, avocado, lattuga
  • Aglio: Asparagi, cipolla
  • Piselli: Lenticchie, liquirizia, soia, fagioli, arachidi, finocchio
  • Pesca: Albicocca, prugna, banana
  • Gamberetti: Granchio, aragosta, calamaro, gambero
  • Arachide: Mandorle, nocciole, noci


Le infezioni delle vie respiratorie giocano  un  importante ruolo  protettivo  nell’insorgenza di allergia; la mancanza di sufficienti contatti con virus e batteri nei primi anni di vita determina la riduzione dei linfociti Th1 ed il conseguente aumento dei linfociti Th2 .

L’eccessiva "igiene" produce il medesimo effetto; inoltre, tanto maggiore è il numero dei figli tanto più bassa è la probabilità che i figli più giovani siano affetti da asma bronchiale allergico. 


Particolari abitudini alimentari  possono maggiormente  predisporre  all’asma;
l’eccessivo uso di farmaci (es. antibiotici), il ricorso continuo a vaccinazioni, la  presenza  o  meno  di  infestazioni parassitarie e il fumo di tabacco sono condizioni che possono aumentare l’incidenza di questa patologia. 

Sono più colpiti i maschi delle femmine; l’obesità è un fattore predisponente.

Ciò che è importante ricordare è che l’allergia, qualunque sia l’allergene, ovunque si manifesti, non è mai una problema localizzato ma coinvolgente sempre l’intero organismo.

Alla base di tutto è il disequilibrio della “bilancia” immunitaria

Gli allergeni inducono il sistema immunitario a produrre una particolare classe di anticorpi: le immunoglobuline di tipo E (IgE). 

L’ipersensibilità IgE-mediata è infatti una caratteristica di tutte le problematiche allergiche.
Alla base di questo comportamento immunitario vi è un disequilibrio nella differenziazione delle cellule che funzionano come i “registri” della risposta difensiva, i linfociti T helper




I T helper (Th) sono suddivisi in due principali sottogruppi con funzioni specifiche, i Th1 e i Th2, tra loro antagonisti.

 Il cardine dell’efficienza immunitaria, e quindi della salute, dell’individuo ha le sue basi nell’equilibrio tra Th1 e Th2. 


Per svariati fattori (mancato o scarso allattamento al seno, vaccinazioni, uso di farmaci, soprattutto antibiotici, alimentazione ricca di zuccheri e proteine animali, ecc.), questo equilibrio può venire a mancare, privilegiando un orientamento immunitario, oppure l’altro.

 Lo sbilanciamento immunitario verso Th2 è una caratteristica che predispone l’individuo all’allergia. I Th2 sono infatti legati all'attivazione e alla differenziazione dei linfociti B, produttori di IgE, gli anticorpi dell’allergia. 

Considerate queste premesse si evidenzia che il trattamento delle allergie con la medicina convenzionale non è soddisfacente.

Contenere i sintomi senza  trattare invece le cause che hanno portato all’iper-reattività allergica dell’individuo non può risolvere il problema e conduce  all’utilizzo di molti farmaci per curare i tanti sintomi che si manifestano...con la conseguenza di molteplici effetti collaterali! 

Le classi di farmaci maggiormente utilizzate in tal senso sono gli antistaminici, gli stabilizzatori di membrana, i β2 stimolanti/adrenergici, i cortisonici e gli antileucotrienici.

Gli antistaminici, sia di prima che di seconda generazione, presentano numerosi effetti collaterali: la sedazione, che limita fortemente la qualità di vita del paziente, è uno di questi, l’effetto “rimbalzo”, all’interruzione del farmaco, è un altro, molto comune. Altri effetti collaterali sono: dolori gastrici, secchezza delle fauci, delle mucose nasali e della gola, vertigini, nervosismo, irrequietezza ed aumento di peso, per non parlare del rischio di una forma di aritmia che può evolvere in quella che viene chiamata “torsione di punta”, un’aritmia potenzialmente letale. 

Ricchi di effetti collaterali sono anche gli stabilizzatori di membrana: broncospasmo, tosse, affanno, edema laringeo, tumefazione e dolori articolari, angioedema, mal di testa, rashes cutanei, nausea, sapore cattivo in bocca, oltre al fatto che risultano insufficienti per contenere i sintomi se utilizzati da soli e necessitano perciò dell’associazione con i cortisonici e/o gli antistaminici. 

Gli effetti avversi dei β2 stimolanti/adrenergici sono tali e tanti che si dovrebbe veramente utilizzarli in extremis, solo nei casi di effettivo bisogno del paziente. Tra i maggiori effetti collaterali di tali farmaci ricordiamo: euforia, tachicardia, insonnia, nervosismo, agitazione, ansietà a cui si aggiungono, ben più gravi, nausea, vomito, cefalee, aumento della pressione sanguigna, ictus cerebrale e infarto cardiaco (in particolare, questi farmaci devono essere usati con estrema cautela dai cardiopatici). 

cortisonici, purtroppo ampiamente utilizzati per la loro efficacia nel “mascherare” i sintomi, danno, ahimè, ritenzione idrica, gonfiore del viso, aumento della peluria, insonnia, aumento dell’appetito. Il protrarsi della cura può portare ad incremento di peso, riduzione della massa muscolare, iperglicemia, osteoporosi, ulcere gastriche, psicosi, cataratte, glaucoma, ritenzione di sodio  e perdita di potassio, ipertensione arteriosa, micosi ed infezioni. 

Non meno pericolosi sono anche gli antileucotrienici, di recente immissione in commercio, i quali sembrano essere direttamente collegati a cambiamenti comportamentali quali ansia, depressione e, in ultima analisi, tendenza al suicidio (e sono per tale ragione monitorati, dal marzo 2008, da parte della FDA). 

Una considerazione a parte va fatta per l’Immunoterapia Allergene Specifica (ITS); il principio è quello di somministrare al soggetto allergico dosi sempre crescenti di allergene con lo scopo di indurre tolleranza o di desensibilizzare verso l’allergene stesso. La somministrazione deve essere effettuata per un periodo di tempo molto lungo, dai 3 ai 5 anni!!! L’ITS non elimina tutti i sintomi dell’allergia e anche dopo il termine della procedura, l’allergico continuerà con la terapia farmacologica “a vita”, anche se con dosaggi minori. 

Con questi presupposti, è ragionevole considerare un  approccio alternativo basato su
un' attenzione particolare allo stile di vita, valutando l'utilizzo di terapie basate su altri presupposti (omeopatia, omotossicologia, fitoterapia, oligoterapia, agopuntura, etc),  con lo scopo, di diminuire la reattività dell’organismo e lo stato infiammatorio sistemico cronico (legato allo squilibrio verso Th2) e di trattare efficacemente i sintomi con il minor sovraccarico possibile di farmaci.




giovedì 21 febbraio 2013

Oggi mamma cucina le lasagne

Lo scandalo della carne di cavallo non è un problema di salute pubblica ma è un problema di tracciabilità, dunque è un potenziale problema di salute pubblica.

Negli scorsi giorni è stato finalmente ricostruito il percorso della carne equina contenuta nelle lasagne Findus.




Nove i passaggi dall’allevatore al prodotto confezionato, non tutti sono “fisici”: la carne viaggia – concretamente - dal punto 2 al punto 5, saltando gli altri step che sono solamente burocratici.
 1) Romania: l’allevatore decide di portare i cavalli al mattatoio.
 2) Romania: il mattatoio si occupa della macellazione dei capi di bestiame.
 3) Olanda: primo intermediario che presenta un ordine di vendita.
 4) Cipro: secondo intermediario che presenta un ordine di vendita.
 5) Francia (Castelnaudary): Spanghero si approvvigiona della carne proveniente dalla Romania.
 6) Lussemburgo (Capellen): Tavola ordina la carne fresca da Spanghero e “cucina” le lasagne.
 7) Francia (Metz): Comigel è intermediario del piatto lavorato.
  8) Francia (Boulogne sur Mer): le lasagne arrivano a Findus France, precisamente a Boulogne sur Mer, dove viene confezionato il 70% dei prodotti destinati alla Francia
 9) Francia: le lasagne vengono vendute nei supermercati, ipermercati e negozi francesi.

 Come si accennava all’inizio il problema è di tracciabilità. Ma cosa dice la legge italiana riguardo all’etichetta d’origine?

L’etichetta è obbligatoria per la carne di pollo, la carne bovina, la frutta e la verdura fresche, l’olio di oliva, il miele, la passata di pomodoro, il latte fresco e il pesce.

L’etichetta non è obbligatoria per la pasta, il maiale e i salumi, la carne di cavallo e di coniglio, la frutta e la verdura trasformata, i derivati del pomodoro, il latte a lunga conservazione e i suoi derivati, i formaggi non Dop e i derivati dei cereali.

Ovviamente anche “grazie” a queste regole l’accesso al mercato italiano dello speck e della passata di pomodoro cinesi e delle mozzarelle con latte proveniente dai Paesi dell’est sono diventati la normale amministrazione. Con buona pace dei consumatori che credono ancora al Made in Italy.

La carne di cavallo è oggetto  ricca di ferro e altre sostanze ottime per l’alimentazione. Questo a patto di ricavarla da esemplari sani, si intende!

Quello che è in gioco è la credibilità, sul mercato, di un’azienda che commercia prodotti (lasagne, cannelloni, spaghetti al ragù) tipici della cucina italiana, con evidenti danni all’immagine del cosiddetto made in italy, peraltro già al centro di polemiche dovute alla tendenza a etichettare con tale marchio anche prodotti realizzati e confezionati all’estero, il che appare una clamorosa contraddizione.

giovedì 14 febbraio 2013

Antibiotici e Superbatteri


Un recente studio è stato condotto in Cina da parte della Michigan State University.




 
I ricercatori statunitensi si sono occupati di andare alla ricerca dei geni che rendono i batteri resistenti agli antibiotici all'interno di allevamenti di suini presenti in Cina.

Tali geni sono stati definiti da parte degli esperti come altamente mobili, in grado cioè di trasferirsi ad altri batteri, che potrebbero essere causa di malattie per l'uomo

La loro presenza è stata ricercata ed individuata nel suolo, nel compost e nel letame presente in tre grandi allevamenti di suini .
La concentrazione degli stessi è stata giudicata come enormemente superiore alla norma: da 192 a ben 28 mila volte maggiore a quanto ci si sarebbe attesi di rilevare.

. La situazione è stata definita come altamente preoccupante, poiché nel caso di infezioni nell'uomo provocate da batteri diventati resistenti agli antibiotici, esse non potrebbero essere curate tramite tali farmaci.

La ricerca condotta da parte degli esperti statunitensi si è concentrata sulla Cina, ma riflette una situazione presente in diversi Paesi del mondo.

 
L'uso degli antibiotici è alla base della medicina moderna ed ha portato enormi cambiamenti in particolare in termini di aspettative di sopravvivenza dei bambini fino all’età adulta.








Poichè gli antibiotici sono stati, e continuano ad essere dei farmaci salvavita, si è diffusa l'idea che debbano essere utilizzati ogni qualvolta ci sia il minimo sospetto di infezione "per non correre rischi", "per far guarire più in fretta", "perchè il muco è giallo", "perchè mio marito dice che ..." , etc

Ogni giorno in ambulatorio cerco di contrastare queste false credenze, ma devo confessare di non essere sempre convincente perchè purtroppo, ritengo troppo spesso, scorgo uno sguardo di disappunto , ed allora so che nelle ore o nei giorni successivi il bambino sarà portato in pronto soccorso o in guardia medica, o sarà scelto un altro pediatra, più portato alla agognata prescrizione ...



 L’abuso di antibiotici è un fenomeno particolarmente diffuso con le cure fai-da-te, con soggetti che assumono gli antibiotici che hanno in casa senza o contro il parere del medico per trattare "la febbre" spesso dovuta ad  infezioni virali .

Il problema della resistenza agli antibiotici da parte dei batteri patogeni è un problema sempre più attuale  ed è tanto più preoccupante se si pensa che la scoperta e soprattutto la immissione sul mercato di nuovi antibiotici avviene al rallentatore

Le cause sono varie :
  1. da vent’anni l’industria farmaceutica non investe più nella ricerca antimicrobica in quanto poco redditizia.
  2. occorrono almeno 10 anni per giungere alla fase di registrazione, prima di immettere il nuovo antibiotico sul mercato.
  3. il prodotto ha costi contenuti e viene usato per brevi periodi. Ecco che l’industria farmaceutica preferisce investire allora nella ricerca di nuovi farmaci più costosi e soprattutto utilizzati su pazienti cronici

A causa dell'uso massiccio e indiscriminato dei farmaci antibiotici, molti batteri patogeni hanno sviluppato quella che viene chiamata "resistenza" : in parole povere, il farmaco non è più in grado di uccidere il batterio e quindi l'infezione, diventa incurabile.

Secondo gli esperti, negli ultimi vent’anni lo sviluppo di nuovi antibiotici da una parte e il parallelo uso intensivo dall’altra ha iniziato a vanificare i progressi fatti in questo campo. A fronte di nuove armi per combattere gli agenti infettivi, è così iniziato a emergere il problema della resistenza.

L’uso degli antibiotici, divenuto di routine negli ambienti medici e ospedalieri per prevenire o trattare le infezioni, se fino a oggi è stato d’aiuto nel contrastare alcuni agenti patogeni, potrebbe in futuro essere inefficace .

E' una vera emergenza sanitaria, tanto più aggravata dalla globalizzazione che favorisce il libero scambio/incrocio di ceppi batterici, che danno vita a nuovi micro-organismi resistenti mentre la ricerca farmacologica su questo settore è ferma al palo.

Stiamo tornando velocemente all’era pre-antibiotica !


 Ad aggravare questo quadro già fosco è l'utilizzo estensivo degli antibiotici negli allevamenti intensivi

Gli allevamenti di animali sono ormai un sistema industriale che adotta tecniche improntate a massimizzare quantità e velocità di produzione all’interno di una vera e propria catena di (s)montaggio costituendo di fatto una ‘fabbrica di proteine’ dalle pesanti ripercussioni ambientali:

 Per produrre 1 kg di carne di manzo occorrono 15.500 litri di acqua; questa produzione, inoltre, comporta l’emissione di 36,4 kg di anidride carbonica, ossia gas serra potenzialmente responsabili del riscaldamento globale.
L’allevamento, inoltre, determina il consumo del 70% di tutte le terre agricole e del 30% di tutta la superficie terrestre.
Questi dati sono stati diffusi a Londra nel 2008 dallo scienziato indiano Rajendra Pachauri, già nobel per la pace e presidente dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu.

Anche la produzione di latte e uova è affidata ad una logica di tipo industriale finalizzata a massimizzare i profitti spingendo la capacità produttiva di mucche e galline ben oltre i loro limiti fisiologici.

Ormoni e antibiotici costituiscono l’arma degli allevatori per rispondere alle esigenze dei loro business a discapito del naturale ciclo di vita.

Nel perverso sistema industriale dell' allevamento intensivo l'animale è una macchina da alimentare con la benzina più efficace per raggiungere i risultati produttivi desiderati e poter "offrire" un prodotto accattivante e di basso costo, in cui la materia prima più pregiata è costituita dall' involucro e dai gadgets...




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