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martedì 26 febbraio 2013

Freddo e saggezza svedese

NON E' IL FREDDO CHE FA AMMALARE!


I bambini esposti all'aria aperta, sia in estate o pieno inverno, hanno meno probabilità di ammalarsi di tosse e raffreddore che passare un giorno intero in una stanza con 30 altri bambini al chiuso senza ricambio d’aria !

 



 il tempo può essere freddo, il bambino deve essere caldo.

"E 'molto importante che i bambini abbiano la lana più vicina al loro corpo, vestiti caldi e un sacco a pelo caldo"
 
C'è un detto svedese che sintetizza questo pensiero :

- "Non esiste cattivo tempo, solo gente vestita male."

Un altro detto riassume quello che gli svedesi pensano sul fatto che i bambini
in altri paesi sono tenuti al chiuso a temperature sotto lo zero:

 "Un po 'd'aria fresca non ha mai fatto male a nessuno."


giovedì 7 febbraio 2013

le coccole ed i capricci


Il metodo del Dottor Ferber - Estivill , o di "Fate la nanna", può essere descritto brevemente così:
  • Preparare il bambino all’addormentamento, introducendo una routine da ripetersi ogni sera (bagnetto caldo, pigiama, lettura di una storia….)
  • Mettere il bambino nel lettino, e lasciare subito la stanza
  • Se il bambino inizia a piangere, lasciarlo piangere per periodi di tempo controllati prima di rientrare, aumentando gradualmente il periodo di tempo (ad esempio prima 3 minuti, poi 5 minuti, poi 10, e così via)
  • Quando si rientra, bisogna dare conforto al bambino senza prenderlo in braccio. Nel caso, non raro, in cui il bambino abbia vomitato, bisogna pulire tutto, dire al bimbo che va tutto bene, sempre senza prenderlo in braccio, e uscire dalla stanza
  • A questo punto, secondo Estivill, il bambino capisce che tanto piangere non serve a niente, e si addormenta

..... a volte funziona ma non è un metodo così moderno come si vuol far credere , e soprattutto non sempre quel che funziona è utile e salutare !

       http://www.pelleapelle.it/post/2013/01/07/Il-tabu-del-contatto


Anno 1956. E’ notte quando un neonato comincia a piangere disperatamente.
I suoi genitori non sanno che fare.
Si impressionano e in preda ad ansia e agitazione si fanno guidare dall’istinto.
Lo prendono in braccio e avvolto in una coperta, lo cullano teneramente, cantandogli una ninna nanna.
Il piccolo si calma. Sta bene tra le braccia dei genitori. L'affetto e il calore lo fanno sentire al sicuro.
Smette di piangere, ma non appena essi provano a riadagiarlo nella culla lui prende a strillare. Cominciano le domande, i dubbi. Cosa abbiamo sbagliato? Dovevamo lasciarlo piangere? Lo stiamo viziando?
Il padre, confuso, si rivolge a una rivista, chiedendo consigli all’esperto.
La rivista è La Cucina Italiana (strano ma vero), che negli anni ‘50 non trattava soltanto di cucina, ma intratteneva le sue lettrici anche con argomenti di puericultura.
Nella sua “Lettera da un marito”, il padre domanda quale sia stato l’errore e chi l’abbia commesso.
“Mia moglie afferma che sono stato io che, la prima sera, ho subito sollevato il bambino dalla culla e ho cominciato a vezzeggiarlo; io ribatto che è stata lei che, dopo i vani tentativi di rimetterlo giù, ha continuato a portarlo a spasso per la casa.(…)”.

L’esperto risponde così:

"Lei dal canto suo, non deve impressionarsi se il bambino riattaccasse a piangere, perché in questo caso (a meno che il bambino non sia ammalato) si tratterà senz'altro di capriccetti che vanno eliminati con fermezza, fino dalla più tenera età. Forse le prime volte il piccolo, non vedendosi più accontentato, continuerà a piangere, ma lo lasci fare; quando avrà visto vani tutti i suoi mezzi di persuasione, si calmerà da solo. Questa non è “durezza di cuore” (come qualcuno ancora afferma), bensì l’unico sistema per correggerlo da questa cattiva abitudine (…)."
da La Cucina Italiana, Dicembre 1956

Siamo oggi all’alba del 2013 e sono passati quasi sessant'anni da quando ci si impegnava per correggere le “cattive abitudini dei neonati, ma ancora non abbiamo smesso di domandarci se tenere in braccio e coccolare un bambino che piange non significhi in fondo viziarlo.

Scrive Alessandro Volta, “questo padre si aspettava un figlio pacifico che lo lasciasse tranquillo; stava filando tutto liscio quando una notte improvvisamente, senza nessun segno premonitore, il bambino ha iniziato a piangere. Nessun dubbio che quel pianto rappresentasse una modalità di esprimersi del bambino; quel pianto è vissuto soltanto come una tremenda scocciatura che interrompe il sonno", scrive Alessandro Volta, "questi due genitori sono impressionati dal pianto, come se il figlio si fosse messo ad abbaiare o a belare o come se a loro stessi non fosse mai capitato di piangere. (leggi anche Aiuto sta piangendo!)
Fortunatamente vengono colti dall'istinto: lo prendono in braccio e lo cullano.
Questi poveri genitori subiscono però la frustrazione dell’insuccesso e si interrogano su quale imperdonabile errore abbiano commesso.
Nella prima ipotesi è il padre ad essere colpevole di grave vezzeggiamento, nella seconda è la madre che si prende il lusso di girare per casa col bambino in braccio, e sembra quasi provarne piacere.
Nessuno sembra domandarsi come mai nel resto del mondo, da millenni, milioni di madri (e di padri) vivano e lavorino con il piccolo figlio aggrappato a sé (ma forse fanno così perché sono poveri…). (leggi anche Le conseguenze dell'amore)
La risposta dell’esperto dimostra quanto quella società civile fosse lontana dall’aver compreso il mondo dell’infanzia. Non trattandosi di malattia, il piccolo è affetto da capriccetti. Ma niente paura! I capriccetti possono essere guariti. Basta agire in fretta e con fermezza.
L’esperto, non lo dice, ma fa intendere che questi genitori abbiano agito scorrettamente, cadendo al primo pianto nella trappola del piccolo furbetto.
Il suo pianto non è provocato da alcuna malattia. Pertanto è irrazionale e privo di diritti. 
Da qui la necessità che il bambino sperimenti fin dalla tenera età la frustrazione di non ricevere risposta ai suoi richiami. Privato del contatto con i genitori il piccolo deve provare sulla propria pelle l’angoscia dell’abbandono, fino a non desiderare più abbracci e calore. 
Alla fine all’esperto viene un dubbio riguardo la “durezza” di tale consiglio, ma il cattivo pensiero viene velocemente rimosso attraverso il giudizio insindacabile che questi pianti altro non sono che cattive abitudini (con le quali stranamente quasi tutti i bambini nascono) e dalla certezza granitica che comunque non esistono altri mezzi di correzione. (leggi anche Il contatto corporeo accelera lo sviluppo cerebrale del neonato)
Resistere ai richiami del bambino è faticoso e innaturale, ma viene fatto per il suo bene e per il suo addomesticamento! Poco importa se da grande questo bambino si troverà incapace d’amare, indeciso tra l'esprimere varie forme di nevrosi o una sana e liberatoria violenza.

PS. Forse a qualcuno può essere sfuggito, ma l’articolo è stato intitolato lettera da un marito e non lettera da un papà…”

Fonte
Nascere genitori, A. Volta, ed. Urra

consiglio di rileggere i miei post precedenti :

http://pediatracimino.blogspot.it/2013/01/bambini-che-non-dormono-un-nuovo-studio.html

http://pediatracimino.blogspot.it/2011/12/nopron-un-addio-senza-rimpianti.html

http://pediatracimino.blogspot.it/2011/12/puo-dormire-nel-lettone.html


mercoledì 9 gennaio 2013

Bambini che non dormono : un nuovo studio ed una vecchia questione


Uno studio sul sonno dei bambini effettuato dalla Psicologa Marsha Weinraub della Temple University (USA) è stato pubblicato su Developmental Psychology (3).


Secondo questa ricercatrice i bambini dai sei mesi in poi andrebbero lasciati piangere la notte dando loro la “possibilità" di riaddormentarsi da soli senza essere allattati, né accolti dai genitori o da chi si prende cura di loro per essere consolati o aiutati a riprendere sonno.





Subito ci sono state critiche che ritengo valide :



In effetti è la solita vecchia questione, che periodicamente si ripropone.
Vogliamo che il bambino, al più presto impari ad addormentarsi da solo ?
 Allora dobbiamo fargli capire che deve "rassegnarsi" e che "è inutile piangere".


E' il "Metodo Estivil" periodicamente riproposto sotto altre vesti.

è un ritorno al mito dell'educabilità assoluta, di prussiana memoria, una cura "teutonica" una utopia pedagogica basata sull'idea dell'assoluta plasmabilità dell'essere umano, che va educato o "rieducato"






Ho trattato questo argomento nel passato :

Insonnia : come sopravvivere (bene) senza NOPRON 

 

Può dormire nel lettone ? 

e ricordo che .....
  

Il primo passo per accettare il fatto che un neonato non dorma per tutta la notte oppure che non voglia dormire senza la madre, è rendersi conto che:

* Non dormire per tutta la notte fino a un'età di 3-4 anni è un comportamento normale e sano per i bambini.

* Il bambino non è difficile e non vuole manipolare la madre, ma è normale e sano e si comporta in modo appropriato per la nostra specie.


Una volta che si è abbandonata l'idea di avere 8 ore di sonno ininterrotto e si comincia a vedere le interazioni notturne con il proprio bambino come preziose e passeggere, ci si abituerà velocemente. 

 

e per finire un video nel quale un papà affettuoso cerca di tutelare il sonno della mamma ...


 



domenica 15 luglio 2012

Massaggio auricolare rilassante

Segnalo su Eurosalus un video che mostra come si effettua un massaggio auricolare con effetto rilassante. Il massaggio è praticabile su bambini e adulti, ed è uno strumento decisamente efficace per ottenere un'azione rilassante prima del sonno, o per trattare forme non trascurabili di dolore addominale.



Leggi l' articolo originale 

lunedì 11 giugno 2012

Come , quando e perchè togliere il ciuccio


Il ciuccio che da sempre calma il pianto dei bambini, ha una lunga storia. La prima raffigurazione di un antenato del ciuccio risale al 1506 in una Madonna con Bambino di Albrecht Dürer: il Bambino tiene in mano un sacchettino fatto con uno straccio.

Questo sacchetto che svolgeva la funzione dell'odierno ciuccio poteva racchiudere alimenti dolci o di altro tipo(pane, pesce, carne), a seconda del paese in cui ci si trovava. Talora veniva imbevuto con vino o preparati di oppio, per sedare i bambini. Inutile dire che i bambini spesso venivano intossicati da queste sostanze. Spesso poi questi "ciucci" venivano creati con stracci sporchi, che portavano malattie ed infezioni.

 


Wilhelm Baltes e Adolf Müller due odontoiatri tedeschi nel 1946 furono i primi a utilizzare un ciuccio in silicone o latex al posto del caucciù, e lo commercializzarono tre anni dopo averlo testato sui propri figli

               ed in Inglese ?    PACIFIER !




L'American Academy of Pediatrics (AAP) (2006) ha emesso delle linee guida riguardo l'utilizzo del ciuccio. Secondo l'AAP il ciuccio rappresenta un fattore protettivo per l'incidenza di SIDS (morte improvvisa in culla). In merito alle malocclusioni l'AAP dice che esiste un lieve rischio di sviluppare questi problemi con l'uso del ciuccio ed anche l'American Academy of Pediatric Dentistry ha affermato che l'uso del ciuccio nei bambini dopo i 5 anni è associato con il rischio di sviluppare problemi dentali a lungo termine.

Benefici potenziali del ciuccio:
- aiuta a calmare i bambini quando piangono !
- se dato dopo il 1° mese  non riduce la durata dell'allattamento al seno
- aiuta il prematuro nella maturazione neurologica
- diminuisce il rischio di morte improvvisa in culla ( SIDS )

Rischi potenziali del ciuccio:
- può causare disallineamenti dentali se l'uso viene prolungato
- può diminuire l'allattamento se si da il ciuccio nel 1° mese di vita
- aumenta il rischio di otite media specialmente dopo il primo anno di età

Educazione dei genitori:
- usare il ciuccio dopo la 4° settimana di vita quando l'allattamento si è già rafforzato
- non forzare il bambino all'uso del ciuccio
- usare il ciuccio possibilmente solo la notte
- se durante la notte il bambino perde il ciuccio non rimetterglielo
- possibilmente levare il ciuccio alla fine del primo anno di vita

leggi l' articolo originale


                                                               leggi l'articolo ! 




mercoledì 29 febbraio 2012

COLICHE GASSOSE DEL LATTANTE


Rappresentano una causa frequente di dolori nel neonato.



Non si tratta di una vera malattia ma di un sintomo fastidioso sulle cui cause  non esiste ancora pieno accordo, e tanto meno sul trattamento :
Vedi review su PEDIATRICS

Compaiono in un lattante sano e ben nutrito alla fine del primo mese di vita e di solito non si presentano più  intorno ai tre massimo sei  mesi.






Si può dire che il bambino soffre di coliche solo se rispetta la cosiddetta regola del 3 e cioè se piange più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana, e per più di 3 settimane di seguito.

Il bambino al di fuori dei momenti critici sta bene
Di solito si tratta di un bambino vorace che mangia velocemente e, soprattutto nelle ore serali, all’improvviso,  senza alcuna causa scatenante, comincia a strillare, diventa pallido o addirittura cianotico, stringe i pungi, flette le gambe sull’addome. Neanche il seno della mamma o il succhiotto riescono a consolarlo. Tra una crisi e l’altra può calmarsi, addormentarsi, emettere gas intestinale, che gli procura sollievo momentaneo.
La crisi di pianto termina di colpo perché il bambino è esausto o perché ha tratto giovamento dal passaggio di feci o gas.
L'ambiente familiare è frequentemente ansiogeno (madre iperprotettiva, insicura, spesso  alla sua prima esperienza). Questo apparentemente rende il bambino nervoso, ipersensibile agli stimoli ambientali.

Alla diagnosi di colica gassosa si arriva evidentemente dopo un’attenta visita del pediatra, volta a escludere altre cause (circa il 5%), come ad esempio un reflusso gastro-esofageo, impatto fecale (ossia l’accumulo di feci nell’ultimo tratto dell’intestino), eventuali traumi, ma anche semplicemente una otite od altre cause di pianto.

Ci sono vari farmaci che vengono proposti per alleviare le coliche gassose, ma non sempre sono indicati o efficaci:
  • Simeticone. È un farmaco da banco innocuo, da sempre prescritto per le coliche, in linea con l’ipotesi che attribuisce tale disturbo ad una maggiore presenza di gas nell’intestino: ha infatti azione antimeteorica, poiché rompe le bolle d’aria e le rende più piccole. Dal punto di vista clinico però l’efficacia si è dimostrata piuttosto scarsa.
  • Antispastici. Il più utilizzato è il cimetropio-bromuro. In alcuni casi può funzionare, in altri no, ma a differenza del simeticone non è esente da effetti collaterali, come stipsi o sonnolenza e comunque gli studi condotti sui bambini sono ancora pochi.
  • Probiotici. Se ne parla sempre più spesso, ed effettivamente ci sono studi interessanti, condotti dalle università di Bari e Torino, sull’uso dei probiotici, ed in particolare sul lactobacillus reuterii , per alleviare le coliche. Nei bambini affetti da coliche infatti sembra che ci sia un dismicrobismo, ossia un’alterazione della flora batterica intestinale, che il probotico aiuterebbe a ripristinare, in più aiuterebbe ad accelerare lo svuotamento gastrico ed agire favorevolmente sulla motilità intestinale.


La prognosi delle coliche gassose è buona per quanto riguarda il sintomo in sé stesso, anche se alcuni studi hanno dimostrato che il lattante con coliche abbia un rischio aumentato di presentare nel primo anno di vita dei disturbi del sonno, dell’attenzione e dell’umore per cui può essere definito di "temperamento difficile "


Non si tratta però di "capricci" :
Recenti studi hanno evidenziato che, nei lattanti, il ritmo circadiano tipico della secrezione di melatonina è presente solo a partire dal terzo mese di vita.


Si può ipotizzare che le coliche addominali  siano  legate ad una più marcata alterazione nel ritmo di   secrezione di melatonina. 

Il pianto alla fine della giornata, sarebbe quindi dovuto ad una difficoltà di addormentamento, causato proprio dalla disregolazione nel ritmo di secrezione di questo particolarissimo ormone. 



È stato anche osservato che il 90% dei lattanti con alta frequenza di risvegli notturni a 9 mesi ha sofferto di coliche addominali nei primi mesi di vita.
Superato il “periodo delle coliche”, infatti, alcuni bambini continuano a presentare disturbi del sonno,  irregolarità del ritmo sonno-veglia e frequenti risvegli.
Si tratterebbe dei bambini che non riescono a sincronizzare e stabilizzare il proprio ritmo sonno-veglia, finché la secrezione di melatonina non assume un pattern maturo .


Partendo da questi presupposti è stato recentemente condotto uno studio che ha messo in evidenza un ottimo risultato sulle coliche con l'uso di minime quantità ( "omeopatiche") di Melatonina.

SCARICA L'ARTICOLO COMPLETO

giovedì 29 dicembre 2011

Insonnia : come sopravvivere (bene) senza NOPRON

Nopron un nome che tante mamme conoscono bene perché è il famigerato medicinale salva notte per i più piccoli.

Molte volte ho dovuto rifiutare la prescrizione alle mamme che, a volte con insistenza, ne facevano richiesta....

In effetti non mi è mai sembrato giusto somministrare sostanze chimiche ai bambini “vivaci” solo per far trascorrere agli adulti qualche notte più tranquilla !

Finalmente a partire dal 2 gennaio 2012 il Nopron viene ritirato dal commercio in conseguenza della sospensione delle autorizzazioni dei Laboratoires Genopharm – Francia e dell’officina di produzione Alkopharm Blois.

L’Agenzia italiana del Farmaco ha comunicato che dal 21 dicembre non vengono più rilasciate autorizzazioni all’importazione per il medicinale Nopron Enfant 15 mg/5ml 150ml né per altri farmaci delle aziende coinvolte dal citato provvedimento.



Date un' occhiata  al post precedente, forse troverete una soluzione ...




I bambini sono programmati per dormire con i loro genitori.
Il senso tattile è il senso più importante nei  primati  (ordine di cui l'uomo fa parte), insieme alla vista.
I giovani primati vengono portati sul corpo della loro madre e dormono con lei per anni dopo la nascita, spesso anche per molto tempo dopo lo svezzamento. 

L'aspettativa per madre e figlio è di dormire insieme e per il bambino di essere in grado di poppare durante la notte tutte le volte che ne sente il bisogno.

Bambini normali, sani e allattati al seno, che dividono il sonno con i loro genitori, non dormono "per tutta la notte" (diciamo 7-9 ore senza svegliarsi) finché non arrivano a un'età di 3-4 anni quando non hanno più bisogno di poppare durante la notte.



Ripeto: ciò è NORMALE e SALUTARE come indicano le ricerche del dott. James McKenna  sulla condivisione del sonno.

E' conveniente per i genitori? No!

E' difficile per alcuni nuovi genitori? Si!


Non c'è dubbio, che c'è un abisso fra quello che la nostra cultura ci insegna ad aspettarci per quanto riguarda le abitudini del sonno dei neonati (leggere una storia, spegnere la luce e non vederli più per 8 ore) e il modo in cui dormono realmente se sono sani e normali.

Ma il primo passo per accettare il fatto che un neonato non dorma per tutta la notte oppure che non voglia dormire senza la madre, è rendersi conto che:

* Non dormire per tutta la notte fino a un'età di 3-4 anni è un comportamento normale e sano per i bambini.

* Il bambino non è difficile e non vuole manipolare la madre, ma è normale e sano e si comporta in modo appropriato per la nostra specie.


Una volta che si è abbandonata l'idea di avere 8 ore di sonno ininterrotto e si comincia a vedere le interazioni notturne con il proprio bambino come preziose e passeggere, ci si abituerà velocemente. 
E' utile la lettura del libro del Dr. Sears "Fare i genitori durante il giorno...e la notte" .



Per coloro che comunque preferiscono abituare il bambino a dormire da solo è opportuno utilizzare una tecnica di condizionamento come quella che segue :

Schema orientativo di rieducazione al sonno attraverso una associazione di tecniche comportamentali.
  1. Evitare di stimolare il bambino (ad es.giochi "eccitanti") durante le tarde ore serali
  2. L’ambiente dove dorme il bambino deve essere tranquillo, silenzioso e poco illuminato con temperatura intorno a 20° C.
  3. Il bambino non deve essere mai troppo coperto.
  4. I farmaci e gli alimenti contenenti xantine - caffeina, teofillina e teobromina - (coca-cola, cioccolata, caffè, tè, ecc vanno evitati nelle ore del tardo pomeriggio e della sera.
  5. Evitare il bagno la sera quando il bambino presenta difficoltà di addormentamento.
  6. Evitare i sonnellini diurni troppo frequenti e troppo lunghi, specie nelle ore serali.
    Creare un rituale per l' addormentamento 
(salutare i giochi, raccontare una favola, cantare una ninna-nanna, ecc.).
L’orario di addormentamento serale e di risveglio mattutino devono essere costanti.

Il bambino deve imparare ad associare l’immagine del letto con il sonno e ad addormentarsi da solo, sempre nel suo letto e con le stesse modalità, non in braccio a qualcuno o in altri luoghi.

Coccolare il bambino per tranquillizzarlo, lasciando però la stanza prima che si sia addormentato.

Se il bambino inizia a piangere, lasciarlo piangere per un breve periodo  (1-2 minuti) prima di intervenire; poi andare a tranquillizzarlo lasciandolo nel suo letto e interagendo il meno possibile con lui; quindi, uscire dalla stanza.

Se il bambino rincomincia a piangere aspettare più a lungo (2-5 minuti) prima di intervenire nuovamente.
Allungare progressivamente il tempo di attesa prima di intervenire, finché il bambino non si riaddormenta da solo.

 La prima sera si può attendere fino a 15 minuti, poi si fa addormentare il bambino secondo le vecchie abitudini, avendo cura di metterlo nel lettino prima che sia completamente addormentato.
La seconda sera si attende fino a 20 minuti, la terza sera fino a 30 minuti, e via di seguito.

 * Durante i risvegli notturni si adotta la stessa tecnica di ritardo progressivo seguendo il seguente schema*

      Giorno             I risveglio              II risveglio            III risveglio           Risvegli successivi
      1                       1’                            3’                            5’                            5’
      2                       5’                            7’                            9’                            11’
      3                       7’                            9’                            11’                         13’
      4                       10’                         12’                         15’                           20’
      5                       12’                         15’                         20’                           25’

    * Tale schema va personalizzato alla coppia genitore bambino, adattando i tempi di attesa, alla situazione logistico-ambientale (appartamento o villino isolato, tolleranza dei vicini, ecc.), alla qualità della relazione madre-bambino ed al livello di stanchezza dei genitori.






Può dormire nel lettone ?

Ma è davvero così dannoso dormire insieme ?

La maggioranza degli adulti, ha il vizio di dormire insieme con il coniuge o con un compagno  in un letto - cosiddetto - "matrimoniale". E' un vizio, che, se non curato in tempo, di solito persiste per tutta la vita !
Il mercato lucra su questo deprecabile fenomeno sociale, di non voler dormire da soli, ognuno nella propria stanza, vendendo letti matrimoniali sempre più grandi.
E non solo. Ci sono tante altre ditte che sfruttando il vizio del sonno condiviso, lucrando sulla produzione di materassi, piumoni, plaid, lenzuola per letti matrimoniali e anche i produttori di divani letto hanno fiutato l'affare, ormai da tempo per non parlare delle tenda da campeggio.
Non c'è negozio specializzato e ipermercato che non abbia in offerta anche questi oggetti che non fanno altro che rafforzare le persone nella loro dannosa abitudine di dormire insieme. Ma al peggio non c'è mai fine: anche il mercato immobiliare, gli alberghi e le pensioni, addirittura i bed and breakfast, offrono camere matrimoniali per i loro ospiti!

Purtroppo nessuno ascolta quello che raccomandano gli psicologi da anni, con grande insistenza: 
E' molto dannoso per l'identità del singolo e per la sua indipendenza, condividere le ore di sonno con altre persone, addirittura nello stesso letto! Ogni persona ha bisogno della massima indipendenza, quindi è essenziale avere ognuno la propria camera da letto e dormire da soli!

                  VI SEMBRA LOGICO ?         
perchè dovrebbe esserlo per un bambino?