mercoledì 25 settembre 2013

PETIZIONE PER SALVARE L' OMEOPATIA - firma anche tu



I guardiani delle multinazionali del farmaco, un vero impero economico, vigilano da sempre con grande attenzione sul futuro delle loro aziende e difendono con grande accanimento i dividendi dei loro azionisti. Da anni però hanno preso piede, nel mercato farmaceutico, realtà produttive di farmaci omeopatici che hanno avuto fino ad oggi una crescita continua.

Infatti, l’omeopatia si è diffusa con successo in tutto il mondo ed è diventata la pratica medica non convenzionale più popolare in Europa e negli Stati Uniti. Nel vecchio continente il mercato dell’omeopatia ha raggiunto nel 2009 il fatturato di 1,09 miliardi di € e conta circa 125 milioni d’utilizzatori.
Il fatturato del mercato omeopatico rappresenta solo l’1% dell’intero comparto farmaceutico: pertanto, molto lontano dai risultati delle Big Pharma. Però le case omeopatiche stanno crescendo in modo continuo da 20 anni.

Si potrebbe pensare che, considerate le dinamiche che reggono l’economia, il giorno in cui le Big Pharma si fossero accorte che la produzione di omeopatici poteva diventare un affare remunerativo probabilmente avrebbero acquisito le aziende del settore, come hanno fatto per i laboratori di vaccini qualche anno fa, e il percorso del riconoscimento scientifico dell’omeopatia non avrebbe più trovato ostacoli.

Ma tutto ciò difficilmente potrà accadere. Non perchè l’omeopatia non sia scientificamente sostenibile, ma semplicemente a causa di un banale calcolo ed analisi di mercato e di un confronto con i risultati dei lavori cost-effectiveness più importanti realizzati in questi ultimi anni.


In questi lavori scientifici i risultati dei trattamenti omeopatici parlano di risparmio medio di circa il 50% sui farmaci convenzionali e circa il 50% degli esami di laboratorio e strumentali. Questo vuol dire che in Italia per esempio si potrebbero risparmiare, solo di farmaci convenzionali, 15 miliardi di € l’anno, che si tradurrebbero in perdita per le Big Pharma.

Questo sarebbe il loro ritorno se sostenessero l’Omeopatia! Un quinto degli italiani si cura omeopaticamente spendendo circa 300 milioni; se ipotizziamo, per assurdo, che tutti i cittadini italiani si curassero omeopaticamente, l’ipotetico fatturato dell’omeopatia ammonterebbe a 1,5 miliardi di €, e ne risulterebbe una perdita per le Big Pharma di 13,5 miliardi di Euro.

In altre parole sarebbe un suicidio finanziario
. Ed ecco che, nonostante gli aspetti innovativi e moderni proposti dall’omeopatia - assenza di effetti collaterali, buoni risultati clinici, terapia personalizzata, netta riduzione delle patologie croniche, maggior consapevolezza e attenzione per la propria salute - assistiamo ad attacchi su tutti i fronti (dai mass media più popolari alle riviste scientifiche) per screditarla e negare il diritto di un approfondimento di ricerca. 

Recentemente viene utilizzato un metodo più subdolo, ma forse più letale, nei confronti dell'odiata omeopatia, che tanti danni può fare al fatturato delle multinazionali: con l'aiuto dei governi e dell' "EUROPA" si fa in modo che i produttori dei rimedi omeopatici vengano eliminati dal mercato, mediante l'obbligo di seguire procedure amministrative complesse e costosissime per la registrazione di ogni singolo rimedio:

Tutti i medicinali omeopatici attualmente sul mercato godono di un’autorizzazione , la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2015.
A partire dal primo gennaio 2016 solo i medicinali omeopatici in possesso di un formale provvedimento autorizzativo potranno continuare ad essere commercializzati sul territorio italiano.





                                                                
"La procedura, semplificata rispetto al rilascio di una prima autorizzazione, prevede che i dossier dei medicinali (omeopatici e antroposofici) siano presentati entro 6 mesi dalla data di scadenza dell’autorizzazione, quindi entro il 30 giugno 2015 fornendo la documentazione necessaria a garantire la qualità e la sicurezza del prodotto omeopatico."



Il problema è che la tariffa di una nuova registrazione è stata portata da poco più di 30 euro a 23.000 €, e anche se l’Aifa ha assicurato che sarà richiesta solo la cifra per il rinnovo, pari a 3.000 euro a farmaco, si tratta comunque di una spesa eccessiva e spropositata per il settore.
QUINDI LE IMPRESE CHE FATTURANO TUTTE INSIEME CIRCA 165  milioni di euro ( fatturato totale, non gli utili ) dovrebbero essere costrette a pagare ogni anno più di 75 milioni di euro !

E' evidente che solo pochissimi prodotti, sui 25000 disponibili, hanno una diffusione tale da rendere economicamente accettabile i costi richiesti per la registrazione.

Così facendo, in pratica , si cerca di eliminare l'omeopatia, ( CHE LE MULTINAZIONALI DEL FARMACO TOLLERANO CON SEMPRE MAGGIOR FASTIDIO) , facendo finta di volerne normare l'uso. 



Il Comitato Difesa Omeopatia - OMEOCOM - nasce per proporre petizioni ed appelli a difesa della medicina omeopatica. Recentemente ha lanciato la petizione "Insieme per l’Omeopatia"; l’iniziativa ha lo scopo di difendere la libertà di scelta terapeutica, principio fondante il Sistema Sanitario Nazionale.

Il Comitato, con questa petizione, intende richiedere norme che favoriscano l’effettiva registrazione semplificata dei medicinali omeopatici, e di evitare l’imposizione di regole inadeguate e costi sproporzionati che ne limiterebbero la commercializzazione e quindi la fruibilità da parte degli 11 milioni di persone che ogni giorno in Italia scelgono di curarsi con l’Omeopatia.

Il sito web del Comitato per dare il proprio supporto è disponibile on-line, all’indirizzo www.omeocom.it, dove è possibile trovare il testo della petizione e tutti i dettagli per compilare il modulo e firmare





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